Dipingere

Dipingere  è  sempre stato parte integrante della mia vita.
Da piccolo, mia madre, per tenermi tranquillo mi dava fogli e matite colorate. Alla scuola elementare, Suor Giuseppina, la mia maestra, alla fine dell’anno consegnava ai miei genitori pacchi di disegni che mi aveva ritirato durante il corso delle lezioni,  disegni che facevo durante le spiegazioni, intanto che ascoltavo.
Il liceo scientifico per me è stata una sofferenza, perché avrei voluto fare il liceo  artistico.  Durante  l’università  di Architettura,  facevo fumetti e illustrazioni per libri,  e alla fine sono entrato come illustratore e grafico nel mondo della televisione, dove ancora oggi lavoro come direttore creativo.
La vita di tutti i giorni, è per me piena di immagini video in movimento, più che di fogli da disegno; nel mio ufficio ci sono 10 televisori sempre accesi,  ho collaboratori che lavorano su  computer sofisticatissimi, ma sulla mia scrivania, oltre allo schermo e alla tastiera, ci sono ancora pennelli e matite, che uso regolarmente. E quando non lavoro, quando posso dipingo.  Dipingo appena ho tempo, di sabato, di domenica, di sera o di notte .  E più dipingo, più ne sento il bisogno, più  rimango insoddisfatto dei quadri precedenti, più ho voglia di rimettermi al cavalletto e misurarmi con quella meravigliosa porta verso l’infinito che è la tela bianca.  Ogni volta che varco la soglia del mio studio sotto casa assaporo un attimo di felicità recondita e di vero appagamento.

Sono un contemplativo. Mi piace guardare il mondo intorno  e il mio mondo vicino, mi piace reinterpretarlo sulla tela, mi dà l’occasione di avere uno sguardo nuovo e differente  quasi distaccato, sebbene coinvolto e partecipato. Amo fissare momenti, per poi riosservarli con emozioni diverse da quelle vissute nell’attimo che ho rappresentato .  Per questo dipingo sovente me stesso, la mia famiglia, i miei amori, i miei luoghi, le mie campagne. Insomma…dipingo per me. Per avere sguardi sul mondo, o meglio: sguardi sul mio mondo.

Un momento di tristezza, di disperazione, accade; poi passa.
Fissarlo sulla tela dà l’opportunità di relativizzare il tutto, di renderlo osservabile, di comprenderlo come istante di vita e null’altro, e accettarlo come tale, ringraziando l’universo per l’emozione vissuta qualsiasi essa sia stata, perché emozione d’esistenza. Così i miei paesaggi, hanno sempre un orizzonte lontano, dove  vi si può fuggire o incamminarsi ad esplorare, verso un chiarore indefinito di futuro, sotto un cielo eterno dove respirare.
Più volte nella vita mi son sentito fuori tempo, per questa mia propensione al figurativo.
Ho sempre ammirato l’atre astratta e quella concettuale, ma non sono mai riuscito a distaccarmi dalla rappresentazione personale  della realtà, perché  fortemente attratto dalla sua pura bellezza, che talvolta interpreto  in modo metafisico , ad evocare pensieri o condizioni  che da sensazione, divengono fisicità, corpo, ambiente.

Dipingo per me. Non ho aspettative. È  puro piacere di vivere. Si direbbe : “Per hobby”, perché non è mai diventata la mia professione  Spesso nella vita lasciamo le cose che ci piacciono nella marginalità, perché il dovere ci chiama. Ecco, io sono fortunato  perché amo il mio lavoro, mi diverte, mi appassiona. Ma  la porta verso l’infinito mi chiama sempre a gran voce, forte, a volte anche più forte di come chiama il dovere.

Evviva.